01. Introduzione

Fino alla fine degli anni ’50 le condizioni del lavoro operaio delle donne nell’industria europea erano ancora molto difficili. Nel 1957 la rivista “Tecnica e Organizzazione”, fondata da Adriano Olivetti, pubblicava la sintesi di un articolo di Michèle Aumont, una francese laureata in filosofia che aveva volutamente scelto di fare l’operaia negli stabilimenti dell’area parigina. Il racconto della Aumont è sconfortante e suona come una denuncia sociale.

05.

Donne in Olivetti

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Nello stesso periodo le condizioni del lavoro femminile in Olivetti sono ben diverse da quelle descritte per l’industria parigina.
Gli ambienti di lavoro sono assai più moderni e gradevoli; l’organizzazione dei processi produttivi è abbastanza flessibile e attenta alle esigenze personali delle lavoratrici; in fabbrica non si segnalano particolari discriminazioni tra lavoro femminile e maschile, mentre

l’articolato sistema dei servizi sociali offerti dall’Azienda contribuisce a migliorare la condizione del lavoro della donna, offrendo una più facile soluzione dei vari problemi legati alla maternità e all’infanzia.

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02. La Storia

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Donne al lavoro nella fabbrica Olivetti

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Nella storica foto che intorno al 1920 ritrae Camillo Olivetti nel cortile dello stabilimento con le maestranze della società, quasi il 40% dei dipendenti sono donne. La loro presenza si concentra soprattutto negli uffici e nelle attività di servizio, mentre in fabbrica resta una rara eccezione: le lavorazioni meccaniche e il montaggio dei prodotti sono ancora riservati quasi esclusivamente agli uomini.

La situazione inizia a cambiare già negli anni ’30, con la riorganizzazione del lavoro promossa da Adriano Olivetti, che introduce in fabbrica alcuni dei principi della divisione scientifica del lavoro. Con la parcellizzazione del processo produttivo diviene più facile identificare mansioni che si adattano bene all’abilità manuale delle donne; una tendenza che più tardi si rafforzerà ulteriormente con lo sviluppo dell’elettronica e dell’automazione.

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Donne al lavoro nella fabbrica Olivetti

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Sul finire degli anni ’50 per produrre le memorie dell’Elea 9000, il primo calcolatore elettronico italiano, l’Olivetti ricorre largamente al lavoro femminile: la paziente abilità manuale delle donne si rivela preziosa per la loro realizzazione.

Lo sviluppo economico e tecnologico e l’evoluzione dell’organizzazione dei processi produttivi contribuiscono, dunque, ad accrescere nelle fabbriche la domanda di manodopera femminile. Allo stesso tempo, la maturazione sociale e culturale del Paese porta all’idea che il diritto al lavoro debba essere riconosciuto come diritto indiscutibile di tutti i cittadini, uomini e donne.

Con gli anni ’60 si può così avviare un lento, ma inarrestabile processo di emancipazione della condizione femminile anche nei luoghi di lavoro.

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La donna nella fabbrica

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Forse al fine di dimostrare in modo inequivocabile che le fabbriche Olivetti sono all’avanguardia anche nella tutela e non-discriminazione del lavoro femminile, la Direzione aziendale incarica il fotografo Ugo Mulas di realizzare un servizio sulla donna in fabbrica.

Nel giugno del 1962 Mulas si reca a Ivrea negli stabilimenti dell’Olivetti dove scatta numerose foto sia negli uffici che nelle linee di montaggio. Alcune di queste immagini verranno poi pubblicate sul n. 80 (marzo 1964) di “Notizie Olivetti” a corredo di un breve articolo di Domenico Tarantini intitolato “La donna nella fabbrica”.

Tarantini ricorda che: “lavorano negli stabilimenti Olivetti di Ivrea 3.300 donne. Sono negli uffici, da quelli della Presidenza alle segreterie dei reparti; ma sono anche numerose nelle officine, in certi reparti di presse, alle transfer, ai montaggi, ai controlli della produzione”.

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Olivetti al femminile

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Nella pubblicità Olivetti, la donna non appare come supporto strumentale – quasi un’appendice del prodotto reclamizzato – ma è la protagonista o l’interprete qualificante del messaggio che l’Olivetti vuole trasmettere.

Alcuni autori presentano la donna nei suoi tradizionali ruoli del lavoro d’ufficio; per altri la donna studia, viaggia, ha un suo lavoro autonomo. Dunque, non solo segretarie o dattilografe che promuovono i prodotti per l’ufficio, ma anche immagini di donne con un loro autonomo ruolo professionale e sociale.

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Marisa Bellisario, donna e top manager

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Marisa Bellisario (1935-1988) entra nella Divisione commerciale elettronica dell’Olivetti nel 1960 per occuparsi di programmazione e supporto tecnico-applicativo dell’Elea 9003 e resta nel Gruppo Olivetti con incarichi di responsabilità fino al 1980.

Nella sua autobiografia “Donna e top manager” (ed. Rizzoli, 1987), raccontando la sua esperienza di lavoro in Olivetti General Electric, ricorda quanto la sua presenza rappresentasse verso la metà degli anni ’60 un’eccezione in un mondo quasi totalmente maschile: “Gentlemen and Marisa è l’esordio di tutte le riunioni internazionali alle quali partecipo, unica donna in mezzo a tanti uomini”.

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