Memoria contesa/memoria condivisa

16-17 novembre 2010

Cinema Massimo – via Verdi, 18 – Torino
Franco Fortini: storie di cinema tra lavoro e impresa
a cura di Sergio Toffetti

In collaborazione con
Museo Nazionale del Cinema, Cineteca Nazionale, Centro Storico Fiat, Fondazione Ansaldo, Archivio Storico Olivetti, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, Cineteca del Comune di Bologna

La nuove edizione di Memoria contesa-memoria condivisa – il progetto di ricerca sulla storia sociale del Novecento attraverso il campo/controcampo tra produzioni cinematografiche d’impresa e film militanti – è dedicata a Franco Fortini (Firenze, 1917 – Milano, 1994), una delle personalità intellettuali più vive del dopoguerra, che in parallelo all’impegno come poeta, scrittore, critico militante, polemista acuto e arguto, si è misurato sia con il cinema “militante” che con le produzioni di film industriali.

L’attività di Fortini per il cinema politico si concretizza in tre film: All’armi siamo fascisti (1961) di L. Dal Frà, Cecilia Mangini e Lino Miccichè, scritto dieci mesi dopo le manifestazioni antifasciste del luglio 1960, che affronta con collera, ironia e commozione la ricostruzione della presa del potere del fascismo nel 1922, e la denuncia di complicità e tolleranza nei confronti del neofascismo del dopoguerra. Segue uno dei più celebri esempi di “film militante”, Scioperi a Torino (1962) diretto da Carla e Paolo Gobetti, sulla ripresa degli scioperi nelle grandi fabbriche torinesi dopo la sconfotta sindacale degli anni cinquanta; e infine il più sfortunato Processo a Stalin, da cui Fortini ritirerà la firma per dissensi con la produzione.

Accanto a questa attività largamente nota, Franco Fortini è inoltre autore di bellissimi testi per film prodotti dalla grande industria. La sua prima esperienza risale al 1950, nel periodo in cui lavora all’ufficio pubblicità dell’Olivetti, per cui scrive il commento a Incontro con l’Olivetti (1950), diretto da Giorgio Ferroni, dove descrive una “fabbrica-mondo” che sconfina dagli stabilimenti per disegnare, attraverso i servizi e le strutture aziendali tutta Ivrea modellandone i rapporti sociali.
Altri tre film Olivetti Fortini li scrive in pieno ‘68. Due sono semplici film tecnici (Divisione controllo numerico e Auctor. Meccanica a controllo elettronico diretti da Aristide Bosio), invece Le regole del gioco di Massimo Magrì è uno dei film “ideologici”, tipici della produzione Olivetti, che non servono a pubblicizzare un prodotto, ma sintetizzano una visione del rapporto tra tecnologia e sviluppo, con un incipit che riafferma la fiducia nella capacità dell’uomo di stringere il futuro nelle proprie mani e rifiuta ogni tentazione di arcadica fuga dalla modernità: “Dicono che affogheremo nella carta straccia, dicono che il profumo del carburante ha condannato l’odore di qualunque erba. Da trent’anni ci spiegano che la corsa al consumo consuma ogni specie di corsa, che in fondo ai corridoi del supermercato c’è un Minotauro a premi, che dal jet scendono con noi sopra e sottosviluppo, passato e futuro. Ma ai mali del presente si rimedia solo con un po’ più di presente. Le macchine vinceranno le macchine. Ecco tutto”.

Ancora nel 1968 per l’Ansaldo, collabora a Una strada d’acciaio, sulla sopraelevata di Genova, diretto da Valentino Orsini che, l’anno successivo, lo coinvolge nella realizzazione di Progetto 128 sulla nuova macchina di punta della gamma Fiat. Questa volta Fortini non firma il suo commento – siamo in pieno “Autunno Caldo”, negli anni in cui lo scrittore collabora a riviste militanti come “I quaderni piacentini”- ma al di là di questa autocensura, la sua scrittura si riconosce con chiarezza: “Se un’auto nuova vuole inserirsi con nuova autorità nella classe 1100, si dovrà pur sapere che i ceti, i bisogni, i poteri di pochi anni fa non sono più quelli d’oggi. Il mondo insomma, tutto ilmondo è diverso e diversa sia anche l’auto sua d’oggi giorno”.

Rivedere in parallelo la produzione di Franco Fortini per il cinema – la rassegna si chiude infatti con Fortini/Cani dove Danièlle Huillet e Jean-Marie Straub mettono in scena nel 1976 il testo scritto da fortini sulla Guerra dei Sei Giorni tra Israeliani e Arabi – offre oggi un’occasione di riflessione su un periodo della nostra storia in cui tra la grande impresa e gli intellettuali si apriva un dialogo, fatto al tempo stesso di collaborazione e di conflitto.

PROGRAMMA

Martedì 16 novembre

ore 20.00
Scioperi a Torino di Carla Gobetti e Paolo Gobetti, 1962, 35′, b/n, prod. Nuovo Spettatore Cinematografico.
Incontro con l’Olivetti di Giorgio Ferroni, 1950, 23′, b/n, prod. Olivetti;
Progetto 128 di Valentino Orsini, 1969, 30′, col, prod. Fiat.

Seguirà un incontro con: Oddone Camerana (Responsabile Pubblicità e Immagine Fiat Auto), Luca Lenzini (Centro Franco Fortini – Università di Siena), Paola Olivetti (Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza), Sergio Toffetti (Archivio Nazionale Cinema d’Impresa) e Gianni Volpi (critico cinematografico).

ore 22.30
Le regole del gioco di Massimo Magrì, 1968, 18′, prod. Olivetti;
Fortini/Cani di Jean-Marie Straub e Danièlle Huillet, 1977, 83′, col.

Mercoledì 17 novembre

ore 16.00
Una strada d’acciaio di Valentino Orsini, 1968, 30′, col, prod. Ansaldo
Processo a Stalin di Fulvio Lucisano e Renato May, 1963, 90′

ore 18.10
Divisione controllo numerico di Aristide Bosio, 1968, 9′, b/n, prod. Olivetti
All’armi siam fascisti di Lino dal Frà, Cecilia Mangini, Lino Micciché, 1962, 113′, b/n

Ingresso alle proiezioni: euro 3,00

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