Architetture e scenografie. Egidio Bonfante, Mauro Maulini

dal 23 maggio al 13 giugno 2015

Fondazione Marazza / Galleria Borgo Arte – Borgomanero (NO)

Con l’occasione, Eugenio Pacchioli presenta l’autobiografia di Egidio Bonfante “Il dolce tempo della grande estate”, edita dall’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea

Architetture e scenografie costruite con tessere o frammenti bidimensionali colorati che si alternano, si sovrappongono e si incastrano, che si sostengono quasi per magia.
Opere di artisti diversi che propongono un visione dello spazio quasi coincidente: in Egidio Bonfante per quella sua capacità di suggerire facciate e strutture percorse da archi, lesene, oculi affidandosi ai ritmi delle forme e dei cromatismi; in Mauro Maulini per quella presenza di oggetti quotidiani, appena accennati, collocati in paesaggi sospesi nel tempo nei quali i piani sono definiti da superfici piatte, dai colori uniformi e intensi.
Nessuna figura, nessun personaggio compare nella loro messa in scena. Sono palcoscenici derivati da una profonda riflessione sulle emozioni da loro vissute, che nascondono storie ed eventi già accaduti. Palcoscenici che sono in attesa di poter accogliere altri eventi, altre storie.
Basta entrare nelle trame colorate di Bonfante e ci si trova lì, affacciati alle finestre dei palazzi veneziani, fra marmi traforati e balaustre che si aprono sul Canal Grande, per rivivere gli splendori della Serenissima, per ritrovare quella luce dorata che invade Venezia al tramonto.
E basta sedersi ad uno dei tavoli predisposti da Maulini per ritrovarsi immersi nelle sue colline, per essere spinti a correre lungo le sue spiagge e raggiungere quell’acqua che si confonde con il cielo nel tentativo di trovare il proprio posto, la propria strada.
Per entrambi gli artisti la selezione di opere presentata in questa occasione indaga un momento particolarmente intenso della loro esperienza di arte e di vita.

Le opere di Egidio Bonfante (Treviso, 1922 – Milano, 2004) si riferiscono all’esperienza veneziana, vissuta durante i soggiorni degli anni fra il 1940 e il 1946, quando, giovane redattore e direttore di riviste d’arte, rimeditava sui modi espressivi della pittura di Mondrian, sulla forza dei colori dei Fauves per cogliere e fissare sulla tela il senso luministico delle architetture veneziane, attraverso contrappunti cromatici e ritmi di forme solo apparentemente astratte. Sono opere che si riferiscono ad una pittura che si era configurata prima dell’incontro con Adriano Olivetti avvenuto nel 1948; che era maturata a ridosso della frequentazione dell’Accademia di Brera e della Facoltà di Architettura del Politecnico a Milano, città dove Bonfante si era trasferito intorno al 1939 appena dopo il periodo novarese; che era stata elaborata attraverso i confronti e le sollecitazioni scaturiti dagli incontri con Giovanni Comisso, Filippo De Pisis e Juti Ravenna. Una pittura che veniva formulata durante un’intensa attività culturale: infatti, nel 1942 Egidio Bonfante era stato tra i fondatori del mensile di politica, lettere e arti “Posizione”; qualche anno più tardi aveva codiretto i giornali di arte e letteratura “Il Ventaglio” (con Angelo Del Boca e Ugo Ronfani, Novara) e “Numero”; con Juti Ravenna era stato autore di “Cinquanta disegni di Picasso” edito nel 1943 e di “Arte Cubista”, del 1945; nel 1946 aveva sottoscritto il “Manifesto del Realismo” e pubblicato “Considerazioni sulla pittura dei giovani”. E intorno a lui, a questa sua vita così intensa, c’era Venezia con le sue architetture, i colori dei mosaici, degli affreschi, delle tele, del mare, dell’aria. Sensazioni che incisero profondamente sulla sua sensibilità, tanto che l’amore per Venezia e per il colore rimasero i punti fermi della sua vita artistica e segnarono la sua attività professionale successiva.
Attività professionale e vita personale che, in questa occasione, vengono ricordate dalla presentazione che Eugenio Pacchioli dedica all’autobiografia dell’artista edita dall’Associazione Archivio Storico Olivetti.

Anche le opere di Mauro Maulini (Pettenasco-Crabbia, 1927 – Borgomanero, 2012), studente a Milano fra il 1946 e il 1951, città dove aveva completato la sua formazione artistica frequentando i corsi di figura all’Accademia di Brera, risentono di influssi diversi. Sono opere nate da una capacità straordinaria di sintesi, messa a punto dopo il suo rientro da Milano a Pettenasco, di tutte le riflessioni da lui condotte sui vari fronti artistici affrontati durante l’attività: dalla scultura alla grafica, all’incisione, all’arredo urbano, alla realizzazione di scene e costumi per il teatro di marionette di Gianni e Cosetta Colla, all’illustrazione anche dei volumi di Gianni Rodari, suo amico.
Quella che Maulini puntualizza dopo il 1994 è una pittura di sintesi formale, di essenzialità cromatica e spaziale, di poetica armonia. L’organizzazione dello spazio nelle sue composizioni, nelle sue scene non è mai rigidamente prospettica ma solo suggerita, sospesa in un’atmosfera cristallizzata, in attesa che inizi la recita. Della vita. La nostra.

“Il dolce tempo della grande estate” – Autobiografia di Egidio Bonfante

La narrazione autobiografica di Bonfante scorre leggera, sempre sul filo dell’ironia, attenta ad episodi e aneddoti che meglio di tante parole raccontano la personalità, la cultura e lo stile di vita di un grande artista. La sua singolare avventura umana e professionale lo vede ricoprire ruoli diversi che spesso si intrecciano l’un con l’altro senza soluzione di continuità: pittore, grafico, letterato, interior designer. La sua animata giovinezza è inconsapevole ma decisiva preparazione a quella esperienza olivettiana che avrebbe poi segnato l’intero suo percorso professionale. Giovane artista, frenetico nelle sue frequentazioni tra letterati e pittori, tra giornalisti e architetti, attori e registi, ma anche esuberante nella sua irrefrenabile creatività artistica.
Poi, nel 1948, il decisivo e casuale incontro con Adriano Olivetti, che ne coglie subito la vivacità culturale e artistica e lo vuole tra i suoi stretti collaboratori.
In Olivetti, Bonfante cura la grafica di pubblicazioni periodiche e non, cataloghi di grandi mostre d’arte, realizza dipinti, pitture murali e manifesti, progetta negozi e show room in giro per il mondo, allestisce mostre, stand e padiglioni espositivi.
Olivetti, certo, ma non solo. Il “curriculum” sarebbe incompleto senza ricordare che Egidio Bonfante è “nato” pittore. E che la pittura resta la base di ogni suo lavoro, vero fil rouge che tutto lega e contrassegna, lasciando trasparire in ogni opera o realizzazione i segni forti di una sensibilità di una inventiva pittorica magicamente serpeggianti nella ispirazione, nei soggetti, nelle forme, nella gioia del colore, nelle invenzioni tecniche.

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