18 Marzo 2011

Come la cultura Olivetti ha saputo alimentare un territorio durante e dopo l’utopia della società di Adriano

2 minuti di lettura
Articolo di Associazione Archivio Storico Olivetti

18 marzo 2011

Villetta Casana, Ivrea
Convegno-Concerto nell'ambito dell'edizione 3.1 dell'Euro Open Jazz Festival
Programma
  • Proiezione del filmato della Cineteca dell'Archivio Storico Olivetti Divertimento for Olivetti Machines di Bob Gill e Tristram Cary (1973)
  • Interventi di Sergio Giolito (La Sentinella del Canavese), Franco Bergoglio (Jazzitalia), Guido Michelone (Musica Jazz - Il Manifesto) e Marco Basso (La Stampa)
  • Presentazione del disco Code Talkers di Massimo Barbiero e Giovanni Maier
  • Performance di Massimo Barbiero, batteria e percussioni, e Giovanni Maier, violoncello
La cultura Olivetti credeva nella qualità e nella bellezza: valori che hanno creato un substrato culturale che ha permesso a molti progetti – nella società e nell'industria, come nell'arte e nella musica – di svilupparsi e radicarsi nel territorio. L'incontro di musicisti, giornalisti, scrittori a Villetta Casana diventa così l'occasione per domandarsi quanta parte di ciò che avviene oggi nel Canavese è motivato da radici profonde che riportano al passato. Certamente manifestazioni affermate e apprezzate anche a livello europeo come l'Euro Jazz Festival e l'Open World Jazz Festival non possono essere immaginate come frutto della casualità. Anche il disco di Massimo Barbiero e Giovanni Maier, che viene presentato in questa occasione e che è basato sull'improvvisazione dell'esecuzione, non nasce dal caso o dall'intuizione fortuita. Come spiega la presentazione di Neri Pollastri, l'improvvisazione di due musicisti nasce da una ricerca musicale e da una sintonia di linguaggio raggiunta dopo molti, molti anni di collaborazione. Barbiero e Maier ne daranno un saggio anche con esecuzioni dal vivo. Alcune immagini dell'evento       Per produrre realmente qualcosa di "magico" l'improvvisazione necessita di un duro lavoro di preparazione: degli artisti, della loro intesa, del contesto in cui si svolgerà l'azione. Un lavoro che può essere molto lungo. La preparazione di questo Code Talkers, disco all'insegna dell'improvvisazione, è durata la bellezza di oltre vent'anni: tanto è il tempo che Massimo Barbiero e Giovanni Maier si conoscono, si scambiano esperienze, suonano assieme in Enten Eller, avvicinandosi con circospezione all'istante di creazione istantanea documentato nella registrazione. Tempo speso ad affinare le rispettive capacità tecniche e artistiche, ma anche le proprie personalità - perché chi crea nell'istante deve possedere in modo non comune lucidità e serenità - e la loro intesa: non si improvvisa, infatti, senza avere una perfetta comprensione dell'altro, come persona e come artista, e senza padroneggiare a pieno un linguaggio comune, fatto di significati e di valori. È su quest'ultimo aspetto che si sofferma il titolo scelto da Giovanni e Massimo per il loro disco. Code Talkers erano infatti gli indiani Navajo che nella II Guerra Mondiale funsero da "codici segreti viventi" per le comunicazioni dell'esercito Americano, perché la lingua che parlavano era nota solo a loro e nessun altro era in grado né di comprenderla, né di decrittarla. È una metafora di quanto succede in un concerto d'improvvisazione, dove soltanto i musicisti conoscono il "codice" del discorso che si dipana e l'ascoltatore può (e deve) solo cogliere la bellezza del loro dialogo (...). Neri Pollastri per il cd "Code Talkers" Salva
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