16 Novembre 2021

Culture Podcast. La seconda stagione con le conferenze del Centro Culturale Olivetti

3 minuti di lettura
Articolo di Associazione Archivio Storico Olivetti
La seconda stagione con il meglio delle conferenze
del Centro Culturale Olivetti di Ivrea
 

16 novembre 2021

Dopo il successo della prima stagione, l’Associazione Archivio Storico Olivetti presenta al pubblico i podcast di una nuova serie di incontri organizzati, tra gli anni ’60 e gli anni ’70, dal Centro Culturale Olivetti.

Una nuova raccolta di conferenze audio che ci restituiranno la viva voce di alcuni personaggi che hanno fatto la storia della cultura, della politica e del costume nell’Italia del ‘900: da Umberto Eco a Paolo Caruso, da Alberto Moravia a Igino Cappai e Pietro Mainardis. Una serie di incontri che trattano svariate tematiche ancora attuali.

Gli episodi saranno di volta in volta disponibili su:

Cos’era il Centro Culturale Olivetti?

La prima attività culturale organizzata da Olivetti fu la Biblioteca di Fabbrica, con oltre 10.000 volumi a disposizione dei dipendenti e del territorio. Attorno alla Biblioteca, nel secondo dopoguerra nascono molte iniziative culturali ricondotte nell’ambito di un Centro Culturale che lo stesso Adriano Olivetti brevemente descrisse in un’intervista a Emilio Garroni, giornalista Rai.

Il Centro comprende un settore interno, per le iniziative riservate a dipendenti e familiari, ed uno esterno, aperto a tutti. Tra il 1950 e il 1964 si organizzano 249 conferenze, 71 concerti di musica da camera, 103 mostre d’arte, 52 altre manifestazioni (dibattiti, presentazione di libri, ecc.).

Al di là delle statistiche, ciò che sorprende nell’attività della Biblioteca e del Centro Culturale è la qualità dei contenuti. Con il passare degli anni la domanda degli utenti si sposta verso le opere più significative della letteratura contemporanea, verso i classici e la saggistica di storia contemporanea, mentre sono molto frequentati gli incontri e conferenze organizzati dal Centro Culturale su temi impegnativi: la storia del movimento operaio, la questione razziale negli USA, la figura e le opere di Tolstoj, gli aspetti sociologici della rivoluzione industriale. Talvolta gli eventi si svolgono durante la pausa pranzo, che in quegli anni dura un paio d’ore, nei pressi degli stabilimenti (il “Salone dei 2000”) o della mensa, così da favorire una maggiore partecipazione. A Ivrea i dipendenti Olivetti possono visitare mostre di Renato Guttuso e Felice Casorati, ascoltare concerti, incontrare intellettuali come Gaetano Salvemini e Cesare Musatti, personaggi illustri del teatro e del cinema come Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo e Dario Fo, scrittori e artisti come Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini.

L’innovativa operazione di valorizzazione del patrimonio documentale conservato in archivio restituirà al pubblico la viva voce di molti personaggi che hanno fatto la storia della cultura, della politica e del costume nell’Italia del ‘900 – dichiara Gaetano di Tondo, Presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti. – La modalità digitale, attraverso nuovi canali, continuerà ad avvicinare ulteriormente la storia della nostra azienda con il nuovo pubblico del futuro, i giovani, proseguendo il percorso avviato attraverso il racconto quotidiano su tutti i nostri canali social media.

Ottorino Beltrami, nel libro autobiografico “Sul ponte di comando dalla Marina Militare all’Olivetti” (Ed. Mursia, 2004), ricorda in questi termini la sua prima visita a Ivrea nel 1949: “Sono stato ospite di Adriano Olivetti a Ivrea e ho assistito ad una riunione nella biblioteca. Erano riunioni serali a cui intervenivano personalità di primo piano, che a quei tempi a me sembravano dei veri mostri sacri. Quella sera c’era Gaetano Salvemini e il tema era la ricostruzione del Paese e della democrazia. Dopo un breve intervento dell’ospite, iniziava la discussione che durava fino a tardi. Parlava Adriano Olivetti e parlavano gli operai; mi sorprese l’estrema libertà e democrazia con cui tutti interloquivano. Adriano parlava come se fosse uno dei tanti: lo interrompevano anche. Non ho mai visto un simile esempio di democrazia neppure in America: erano tutti eguali, una cosa emozionante, da far venire i brividi. Mi sembrava di essere entrato nella città dell’utopia. Me ne sono tornato a Roma più che mai convinto di aver fatto la scelta giusta accettando la proposta di entrare in Olivetti”.

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