dal 23 settembre al 2 ottobre
su appuntamento

Villetta Casana
Via Miniere, 31 – Ivrea

INAUGURAZIONE 23 SETTEMBRE ORE 17.00

L’Associazione Archivio Storico Olivetti ospita una mostra nata a seguito del workshop interdisciplinare “Comunità” realizzato dal Politecnico di Torino.

Gli stessi organizzatori  descrivono così l’iniziativa:

Abbiamo scelto di concentrare la nostra attenzione su come l’esperienza di Olivetti può ancora essere utile in un contesto come quello contemporaneo, dove le condizioni del lavoro sembrano sempre più allontanarsi da quel modello. Abbiamo deciso di farlo sottraendo al territorio il lascito architettonico che quell’esperienza ha prodotto, non per cancellare quell’eccellenza costruttiva ma come gesto simbolico per invitare la comunità ad una riflessione sulla condizione attuale, una condizione che vive tra il non più e il non ancora. Ma lo abbiamo fatto anche ragionando sulla condizione attuale di un territorio, quello Canavesano, orfano di un sistema di lavoro univocamente organizzato che oggi si ritrova frammentato e che forse ha bisogno di essere visto nel suo insieme per poter ritrovare quell’unità di intenti, imprenditoriali, politici e sociali, la cui sintesi è stata il fondamento del sistema Olivettiano.

Ci sono immagini che presentano i nomi di tutti i paesi del Canavese, nomi illeggibili se guardati da vicino, bisogna allontanarsi per riuscire a mettere a fuoco i contorni delle parole che così diventano leggibili, metafora di uno sguardo che ha bisogno di guardare all’insieme di un territorio per trovare quell’elemento comune che serve per connettere un territorio, ma è anche una metafora di un’uscita da quel territorio, un allontanamento che serve per fare esperienze in altri luoghi, immersi in altre culture, per poi rientrare con nuove consapevolezze.

C’è un’installazione composta da una serie di immagini che presentano la città di Ivrea a cui abbiamo sottratto gli edifici legati all’esperienza Olivettiana, un vuoto che ci pone nella condizione di dover guardare avanti, immaginare un futuro ancora da costruire, ma con una traccia ben precisa, il lascito Olivettiano, quel lascito che non si riferisce al vuoto architettonico, ma quello diventa una metafora di un vuoto ben più importante, quello di un pensiero che ha saputo connettere impresa e contesto sociale mettendo al centro l’essere umano e creando quel benessere diffuso che ha portato sviluppo all’interno del territorio del Canavese.

La macchina per scrivere che si trova al centro dell’installazione diventa uno strumento per visualizzare, scandire e percepire il tempo, uno dei più importanti valori dell’eredità olivettiana. Questa scansione è resa possibile dalla permanenza dell’installazione che permette di generare la crescita di sovrapposizione di rotoli di carta scritti dallo spettatore, che fuoriescono dalla macchina, scultura temporanea e in costante evoluzione. Tale scultura è al tempo stesso importante bacino di raccolta di riflessioni che possono nascere dalla visione delle immagini proposte.

Gaetano Adolfo Maria di Tondo, Presidente dell’Associazione Archivio Storico Olivetti, commenta così: “La mostra permette di riflettere sulla connessione stabile e necessaria tra il passato, il presente ed il futuro di Ivrea. Il progetto del Politecnico di Torino racconta il territorio con occhi nuovi ed offre una nuova ed ulteriore interpretazione alla Comunità olivettiana, che qui si evolve in augmented Community”.

Queste le parole di Pier Paolo Peruccio, coordinatore del master in Behavioural Design del Politecnico di Torino: “Lavorare per sottrazione, disegnare scenari distopici, adottare una postura di ascolto, chiedersi: “cosa sarebbe Ivrea se non ci fosse stata Olivetti”?… E “cosa sarebbe il Canavese se non fosse un sistema territoriale così forte”? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che hanno permesso a un team di designer, architetti e artisti visivi di elaborare pensieri critici sul significato contemporaneo di comunità. Scenari, o meglio Artifici attraverso i quali attribuire nuovi significati al patrimonio architettonico eporediese”.

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